As we have already argued, communicating is to excite, involve and stimulate the observer.

Human beings have always sought beauty, because it inspires and transforms us, thrilling us.


Even “negative” images move our brains although with uncomfortable results that are often not “the right communication”.

Beauty attracts, stimulates, communicates emotions and conveys “universal beauty”: it brings a message, elevates the reader and educates him to distinguish what has value and what does not have it.

Molti casi di creatività non provano nemmeno ad emozionare: chi li crea non sa (o non vuole) appassionare, né tenta di trasmettere un messaggio. Ignora che – così facendo – impoverisce, non comunica ma semplicemente “informa”, insensibile dell’assenza di significato che trasmette. Infatti deteriora il valore del “bello” riducendolo ad un optional sacrificabile. Ci abitua ad accettare la mediocrità, ci uniforma alla sterilità di contenuti scialbi e privi di qualsiasi utilità.

Venendo a noi, se dovessimo impaginare volantini per un qualsiasi negozio, per quanto sia lavoro poco stimolante, gli daremmo comunque una dignità, una forma, una retorica.

The flyer of the image was thus reset, as a challenge in no time, with the attempt to fight a wrong habit; it has been transformed to inform and let the spectator live for a moment that “but! I can have a nice white week!”.